Negli scorsi giorni un collega della Polizia Cantonale è stato condannato a 12 mesi di carcere sospesi condizionalmente per aver circolato a 52 Km/h oltre il consentito di 50 Km/h per far fronte ad una chiamata per un intervento d’urgenza. Salvo essere incorso nel controllo Radar, non ha creato danni, non ha fatto incidenti, non ha ferito nessuno e concretamente non ha messo in pericolo nessuno. A mio giudizio una pena troppo severa.
Stessa pena sarebbe stata comminata a chi avrebbe “sfrecciato”, per i medesimi motivi, a 61 Km/h in una zona di 30 km/h ancor meno sui 20 Km/h, sempre per svolgere il proprio lavoro con impegno e dedizione. Nel caso in discussione una maggior attenzione alla proporzionalità ci stava ma non va dimenticato che la valutazione è fatta dagli agenti in pochi secondi e non mesi o anni dopo ( il caso è del 2019 ) dagli scranni dei tribunali.
Le conseguenze di una simile condanna, oltre a quelle materiali di essere diventato un pregiudicato, di essere a rischio nei futuri interventi, di far vacillare le proprie certezze se vale la pena correre per raggiungere il luogo di un intervento, mette in discussione l’intera categoria dei servizi d’urgenza: Polizia , Pompieri, Ambulanze, ecc. Il ritrovarsi a dover gestire una battaglia personale per una questione che di fatto dovrebbe essere risolta in modo generale da leggi e regolamenti, non è cosa giusta.
Chissà quanti colleghi venuti a conocenza di questa sentenza si sono interrogati per dare un senso alla loro volontà di arrivare al più presto per svolgere il proprio lavoro. A volte salvare delle vite. Non ho statistiche alla mano ma credo che gli interventi d’urgenza di tutti i servizi preposti sono una moltitudine ogni giorno e ogni giorno vengono salvate delle vite, perché ogni secondo conta.
Non conosco luoghi al Mondo che non abbiano un servizio di pronto intervento senza segnali prioritari, ma non ho notizia ( scusandomi per questa mancata conoscenza ) di un posto al Mondo che, malgrado senza conseguenze materiali, la pena inflitta sia così alta.
Bisogna quindi chiedersi se, per scongiurare di divenire dei criminali, non sia opportuno togliere i segnali prioritari dai veicoli di servizio o rinunciare semplicemente ad azionarli, raggiungendo i luoghi di intervento in pieno rispetto delle regole e senza assumersi alcun rischio, che però la professione implicitamente richiede, in attesa di un chiarimento legislativo.
In questo Mondo frenetico, che corre a mille all’ora, digitale, è forse meglio correre solo nell’etere ove anche gli eccessi non conoscono ancora pene così severe.

Michele Sussigan
Membro Ufficio esecutivo Federazione Svizzera dei Funzionari di Polizia